Santa Maria del Monte di Paganica
Quota: 1616 m s.l.m.

Note storiche

Santa Maria del Monte di Paganica, grancia dell'abbazia cistercense di Santo Spirito d'Ocre, è a sua volta dipendente dall'abbazia di S.Maria

di Casanova. Della località dove attualmente sorge la "grancia" si ha notizia come donata dalla contessa Margherita di Loreto (anno 1191) all'abbazia di Casanova (v. Antinori, Annali, VIII, 127, con relative citazioni di fonti): una vicenda nelle pertinenze di S.Stefano (di Sessanio) che pare ov'è detto Cambradore (Campo Imperatore).

Ma la prima notizia della grancia edificata si ha relativamente all'anno 1303 in una sentenza del Vescovo aquilano Nicola Castrocello (Ughelli, Italia sacra, I, 283) mediante la quale si esentano dal pagamento delle decime i conventi cistercensi ubicati nell'ambito della Diocesi aquilana, ovverosia, S.Spirito d'Ocre, S.Benedetto Prope Aquilam e S.Maria del Monte. A quella data infatti quella parte di Campo Imperatore dove sorge la grancia è diventata tenimento di Paganica di Aquila e pertanto sotto la giurisdizione della Diocesi dell'Aquila, mentre inizialmente essendo in tenimento di Santo Stefano di Sessanio era sotto la giurisdizione di Valva.

Ciò si desume da un atto notarile rogato in Campo Imperatore dal notaio Matteo Di Giovanni della Genca il 14 novembre 1325 (citato in Antinori, Annali, XXIX, 76, CXXXVI, 119) che chiude una lunga controversia tra la baronia di Carapelle (cui appartiene S.Stefano di Sessanio) e l'università di Paganica. Nell'atto si legge: "et reliquia pars inferior dictorum montium, pacinorum sive territorii predictorum a dictis terminis (...) versus ecclesiam S.Marie del monte (...) sit in perpetuo universitatis de Paganica".
La grancia viene quindi edificata con molta verisimiglianza tra il 1222 anno di fondazione di S.Spirito d'Ocre cui la vicenda nella pertinenza di S.Stefano in Cambratore viene aggregata e il 1303.

L'aggregazione della vicenda a Santo Spirito viene infatti ad inserirsi in quella trama di bonifica che sottende alla trasformazione della vallata amiternina e forconese e tessuta dall'ordine cistercense di cui appunto S.Spirito è il punto focale più significativo. La grancia rappresentò per le sue dimensioni l'investimento più cospicuo fatto in quella vasta estensione pratica che è Campo Imperatore, fino ad allora o lasciato o rimasto comunque privo di utilizzazione.

È chiara la derivazione culturale dell'impianto architettonico di questa "grancia" da quello del convento di Santo Spirito d'Ocre. Questa derivazione culturale si sostanzia probabilmente anche in una omogeneità di maestranze prima e di utenti dopo. È comunque da rilevare come fosse estremamente impegnativo in termini economici e tecnici la realizzazione di questo insediamento, pensabile solo in un'ottica di razionalizzazione del territorio che va ben oltre il semplice sfruttamento delle risorse naturali.

Il classico impianto cistercense derivato dall'aggregazione di nuclei funzionali in un organismo a pianta regolare è in questo caso arricchito dalla presenza di articolazioni particolari quali gli ampi recinti per il bestiame (essenzialmente bovini, vedi il toponimo Campo del Bove) che si sviluppano sul lato nord dell'insediamento. Nelle vicinanze sono visibili le pietre di confine infisse probabilmente per stabilire definitivamente i confini tra Assergi e Paganica nel 1325 (v. D.Gianfrancesco, op. cit. pag 79).

Lo stato attuale del convento non deve essere molto dissimile da quello delle "rovine di un monastero antico" sintetizzato da Mattia Capponi nella veduta del territorio di Paganica incisa nel 1772. Rilevante nella generale modestia tecnologica l'uso generalizzato di strutture voltate sia per la chiesa che per gli ambienti minori, oltre alle volte a botte sono riconoscibili gli attacchi di volte a crocera con pilastro centrale. La familiarità con l'uso di strutture voltate si riflette anche nelle costruzioni sicuramente meno impegnative dei "casarini" in località Condole.