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Ai
piedi del Corno Monte, "... potrebbe benissimo essere
Tibet: ricorda la pianura sconfinata di Phari Dzong,
a 4200 metri, sulla via tra l'India e Lhasa". (Fosco
Maraini)
"L'unica
cosa che mi mancherà sarà il Gran
Sasso la mattina presto!".
Ha ragione Gianluca alla vigilia del suo rientro
a casa a L'Aquila dopo un anno e nove mesi "al
mare". Non vedrà più la mattina
presto il versante nord della catena del Gran Sasso,
ma ha già frullato quattro o cinque punti
del suo progetto, per tuffarsi nel suo Altopiano
ai piedi di Sua Maestà il Corno Grande, quello
che strizza l'occhio alla Maiella, la prima a vestirsi
di sole la mattina.
Così
si ricomincia a tessere la trama della settimana
più lunga dell'anno.
Squadra che vince non si cambia. E allora? O cambiamo
lui o cominciamo a lavorare. Ovviamente propendiamo
per la seconda soluzione e iniziano così
le sue iniezioni di ottimismo e di energia.
E'
ormai un appuntamento istituzionale: una vera calamita
(per noi intorno a Gianluca, fantasioso e direttivo
più che mai, possiamo dire anche calamità,
senza alcun dubbio!).
Quando sta per avvicinarsi, inizia il fermento di
e-mail e telefonate dei "vecchi della costituente",
quelli che ci sono sempre quando gli impegni sono
pressanti, e "i nuovi gregari", i temerari
disposti a barattare la partecipazione in qualità
di iscritti con un compito nello staff.
Penso a quella canzoncina della mia infanzia: "Questa
è la storia del serpente che vien giu' dai
monti per ritrovare la sua coda che ha perduto un
dì: sei forse tu quel pezzettin del mio codin?".
"Sì!", la risposta. E la locomotiva
raccoglie nuovi vagoni, man mano che si muove, attirati
da un entusiasmo contagioso.
Le
serate per decidere, per fare, per modificare, per
aggiornare, per informare si moltiplicano, ma nessuno
mai che dichiari il vero obiettivo: stare insieme,
ricordare, sorridere dei vecchi episodi tra un dolcetto
e un salatino.
Con la scusa dell'organizzazione le domeniche sono
dedicate ai sopralluoghi con merenda di zuppa di
lenticchie e formaggio pecorino.
Assemblo
lo zaino. Ho perso l'automatismo di qualche anno
fa, quando arrivato il venerdì scattava il
protocollo per l'uscita domenicale. Sabato il grana
e lo zaino, domenica mattina sveglia presto, colazione,
qualcosa di caldo nel thermos e via verso il confine
con il cielo più azzurro, il vento più
profumato, le nuvole più avvolgenti.
Cammino
su una distesa di dune di cui la neve nasconde molto
la profondità. Non m'importa dove devo arrivare,
non vedo confini se non le montagne e il cielo.
Cammino. La strada asfaltata diventa sempre più
piccola fino a scomparire dietro ciò che
credevo pianura. Sono tranquilla e cammino.
Studiamo da lontano l'interminabile distesa bianca,
ci dividiamo per esaminare più itinerari.
E' un cammino con un unico fine: godere dello spettacolo
della natura che sembra aver srotolato un enorme
tappeto goffrato dalle montagne circostanti, verde,
poi giallo oro e verde bruciato, poi bianco, poi
ancora verde punteggiato del viola dei crochi e
del giallo delle violette cornute.
E' un avvicinamento solo apparentemente breve per
l'ascensione al Monte Prena e straordinariamente
lungo la notte di ritorno.
Mi
fermo a guardare dando per un po' le spalle alla
"Grande Pietra".
Un incessante susseguirsi di montagne, velate di
una foschia che le impreziosisce e le rende quasi
irreali, diafane. Linee morbide che scendono dal
cielo ed arrivano fino a me. E mi sento piccola,
ma con il cuore che scoppia di emozione. E' possibile
che mi sia dato tutto questo?
E' bastato il coraggio di reagire a ciò che
non mi piaceva. Volevo soltanto cambiare aria e,
invece, mi sono ritrovata tra camosci di casa nostra
e marmotte dolomitiche a scoprirmi diversa e a ringraziare
il cielo per ogni croce di vetta toccata.
E'
un mondo quello della montagna che non chiede etichette
e formalità, solo sacrificio, attenzione,
costanza, ma si sa che "dove c'è gusto
non c'è perdenza". E una volta arrivati,
in vetta come ad un rifugio, siamo ben ripagati,
nell'anima e nel corpo, nella mente, nel cuore e
nello stomaco.
Basta superare la pigrizia di alzarsi dal letto
la domenica mattina presto, quando è ancora
buio, previsioni del tempo alla mano e lasciare
l'ultima parola sul meteo al posto dove andremo.
E' sufficiente scegliere un tipo di riposo non convenzionale:
ci si può alzare in vacanza un'ora prima
rispetto ad una normale giornata lavorativa? La
mia risposta è sì! Si può sentire
il desiderio di allungare una faticosa giornata,
con ciaspole, sci, ramponi o semplicemente a piedi,
perché si ha voglia di confrontarsi, di raccontarsi,
di scherzare sugli episodi simpatici e di sdrammatizzare
quelli che, invece, al momento erano stati piuttosto
tesi? Certo che si può, magari davanti ad
una bella tazza di cioccolata fumante o di tisana
profumata.
La
montagna praticamente ci denuda, ci sveste degli
abiti quotidiani, è terapeutica come un buon
libro o i nostri film preferiti.
E' bello sognare su una cartina piena zeppa di montagne
e vallate. E' magnifico traversare una montagna
sapendo che nessun occhio normale vede la strada
per farlo. E' fantastico tornare a casa e guardare
la cresta della catena del Gran Sasso e dire "vedi,
con un buon binocolo mi avresti visto interrompere
il cielo con la mia giacca rossa!".
Vogliamo
condividere con voi tutto questo, ciò che
adoriamo, che ci rilassa e che ci rende felici.
L'Altopiano è lì perché possiamo
misurarlo passo dopo passo, sulla neve o sull'erba,
sotto il sole o in mezzo alla foschia, con il caldo
dell'estate o con il freddo dell'inverno. Non è
solo lo strascico del bel vestito da sera del Monte
Camicia, ma ha vissuto e vive una vita propria.
Ce lo ricordano i Tholos, le capanne riparo dei
pastori, le pecore e le mucche che tracciano netti
sentieri fino ai laghetti Pietranzoni, lo specchio
del Corno Monte, o Racollo.
E'
proprio qui che vi aspettiamo, dove l'acqua si raccoglie
nel grigio azzurro che scimmiotta il cielo, in un
silenzio che per un giorno sarà vinto dalla
colorata allegria che vorrete regalarci.
AR
per lo Staff di Racchette in Gran Sasso
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Tesa
leggerezza
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della
neve che cade
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a
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la
montagna
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calda
riposa
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a
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fili
invisibili
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muovono
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trasparenze
di fate
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a
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INCANTO
da "I canti della roccia" di Bruno
Sabatini
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edizioni
Libreria Colacchi L'Aquila
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